È da poco stata pubblicata la prima parte di un mio piccolo contributo per iS,
il periodico di Pearson per l’innovazione didattica – e non solo.

Racconta quasi due anni di esperienza tra tablet (iPad, per la precisione),
lim (lavagne interattive multimediali, di due tipi differenti) e altre cosucce del genere.

Qui il link diretto, e qui sotto il testo completo: buona lettura!


Qualche giorno fa ho avuto un’interessante discussione
intorno al tema della “scuola digitale”,
o per meglio dire circa l’ingresso dei tablet nelle aule scolastiche.
Il caso concreto è quello di una madre che ha iscritto il figlio
in una di quelle “classi sperimentali” che in Italia stanno appunto testando il passaggio
dalla carta al digitale, introducendo iPad e similari nelle aule
per digitalizzare l’insegnamento e l’apprendimento.
Con mio stupore, la tematica (e problematica) principale della discussione era condensabile in uno sfogo di questo tenore:
«Ma insomma, pensavo che avremmo risparmiato dei soldi,
visto che la carta non c’è più… E invece…».
Nell’ipotesi in cui qualche altro genitore sia abbagliato da una simile prospettiva,
ecco le mie considerazioni in merito.