Omelia monodialogica


Secondo papa Ratzinger, «il miracolo della Chiesa è di sopravvivere ogni domenica a milioni di pessime omelie» (fonte qui).

Eppure chiediamoci: l’omelia è importante per la messa?

Secondo me sì, e per le ragioni che seguono (in allegato un mio piccolo contributo appena pubblicato sulla «Rivista Teologica di Lugano»).

Questo l’Abstract:

Nella prospettiva della scienza della comunicazione, l’omelia è una forma particolare di public speaking, vale a dire un monologo. Nelle parole di papa Francesco, invece, essa «non è tanto un momento di meditazione e di catechesi, ma è il dialogo di Dio col suo popolo». Emerge dunque una contraddizione: l’omelia è un dialogo o un monologo? Il contributo mira a rispondere a questa (apparente) contraddizione teoretica e pratica. Posto il fondamento comune dei concetti stessi di “comunicazione” e di “omelia”, l’autore analizza e discute il rapporto tra le diverse parti della Santa Messa e i media – tecnici e umani – protagonisti, lungo il filo delle polarità oralità-scrittura e presenza-assenza. Chiave di volta del ragionamento è la categoria della “testimonianza”, intesa non come “racconto di esperienza”, bensì come “manifestazione” dell’Alterità originaria di Dio, o per meglio dire della Sua presenza umana, visibile, tangibile. Chiudono il contributo una serie di suggerimenti pratici offerti al buon omileta, chiamato a praticare una forma di comunicazione del tutto particolare: il “monodialogo”.

Buona lettura, cordialmente.

mm

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In altre parole | Rete Due


Da lunedì scorso, e sino a venerdì, sono ospite di Rete Due (RSI),
con l’ottimo Andrea Fazioli, nello spazio quotidiano di In altre parole:
piccoli voli nell’etere – e dove, se no? –
sul filo dell’emergenza culturale quotidiana: buon ascolto (o riascolto, podcastianamente).

mm

Da mihi… | Al principio della Storia (medievale)


Lunedì 15 settembre 2014 inizio un nuovo percorso annuale,
come docente di Storia medievale
presso il Bachelor dell’Istituto di Studi Italiani – diretto dal prof. Carlo Ossola
nella Facoltà di Comunicazione dell’Università della Svizzera Italiana, a Lugano.

Sono profondamente grato a chi sa per questa inattesa – non dirò insperata – possibilità.

Chiedo il dono della sapienza – della mente e del cuore – per compiere il mio dovere:
introdurre anime e corpi nel seno della storia e della civiltà d’Europa.

Lo chiedo con le parole di un genio di nome Tommaso,
che venne a noi dalla terra d’Aquino.

Da mihi intelligendi acumen,
retinendi capacitatem,
addiscendi modum et facilitatem,
interpretandi subtilitatem,
loquendi gratiam copiosam
.

«Dammi acume per comprendere,
capacità di trattenere,
modo e facilità di imparare,
sottigliezza di interpretazione
e grazia copiosa di comunicazione».

Agli amici, infine, chiedo ciò di cui necessito: loro lo sanno.

Grazie

mm

In vista del nuovo anno scolastico e universitario


Ogni anno si riprende: c’è un’alba, diversa dalle altre, in cui ci si imbastisce
e si guarda il campo davanti agli occhi.
L’aratura è una cosa faticosa.
Lo sapevano già gli antichi.
La cosa bella è che poi spunta qualcosa.
Di solito.

Così mi sono tuffato in una lettura densa e poderosa, per prendere la lena.
Te ne offro qualche estratto, e qui puoi trovare il tutto.

Buon anno.

mm

 

Augusto Del Noce
Autorità
in Enciclopedia del Novecento (Treccani, Roma, 1975)

1. Eclissi dell’idea di autorità e crisi del mondo contemporaneo

L’eclissi dell’idea di autorità è tra i tratti essenziali del mondo contemporaneo:
ne è anzi, certamente, il tratto più immediatamente percepibile. Si possono quindi considerare significativi al riguardo non tanto gli studi dedicati all’argomento, per la maggior parte, del resto, inadeguati, quanto piuttosto gli aspetti dello stesso mondo contemporaneo, assunto a oggetto di riflessione. E ciò nella misura in cui si è disposti a leggerli con la mente libera dal presupposto dogmatico della superiorità o dell’irreversibilità del presente, o della sua considerazione come punto di partenza di un processo di liberazione che avverrà nel futuro.

È inutile soffermarci sulle varie metafore con cui l’eclissi dell’idea di autorità può essere espressa, e che si compendiano poi in una sola: ‛Scomparsa dell’idea del Padre‘; o sulla descrizione dei modi in cui si manifesta (crisi della famiglia, della scuola, della Chiesa). Per intendere la profondità del rovesciamento e misurarne l’ampiezza, basterà riflettere sull’opposizione tra l’etimo del termine ‛autorità’ e il significato che tale termine ha oggi generalmente assunto. Auctoritas deriva infatti da augere, ‛far crescere’. Per comune origine etimologica è connesso con i termini Augustus (colui che accresce), auxilium (aiuto che viene dato da una potenza superiore), augurium (termine anch’esso di origine religiosa: voto per una cooperazione divina all’accrescimento). Se si prendono in considerazione altre lingue, si constata una struttura ideale comune. Così il tedesco auch (anche) è l’imperativo del gotico aukan (accrescere). Nell’etimologia di autorità è dunque inclusa l’idea che nell’uomo si realizza l’humanitas quando un principio di natura non empirica lo libera dallo stato di soggezione e lo porta al fine che è suo, di essere razionale e morale; la libertà dell’uomo, come potere di ‛attenzione’ e non di ‛creazione’, consiste infatti nella capacità di subordinarsi a questo superiore principio di liberazione. Oggi, invece, la sensibilità corrente associa per lo più l’idea di autorità a quella di ‛repressione’, la fa coincidere, al contrario di ciò che l’etimo esprime, con ciò che arresta la ‛crescita’, che vi si oppone. Importa quindi osservare come l’eclissi attuale dell’idea di autorità coincida con il maggiore tra i rovesciamenti che siano stati operati nella storia. […]

È possibile cogliere nella luce più chiara la sostanza tradizionale dell’autorità, volgendo l’attenzione in modo particolare alla famiglia, per la compresenza in essa di generazione fisica e morale: padre e madre sono veramente autori in senso fisico, attraverso la generazione fisica, e ‛auttori’ – nel significato che Vico dà a questo termine – attraverso l’educazione, intesa come processo di elevazione dalle esperienze immediate dello spirito all’apprendimento dell’ordine dei valori.
Dalla riflessione sul paradigma della famiglia tradizionale deduciamo, dunque, che si ha autorità in quanto si è ‛auttori’; ma i genitori, chiaramente, non possono essere tali che in quanto ‛consegnano’ e in quanto aiutano. Ora, nel mondo contemporaneo, l’unità di generazione e di educazione è andata infranta. Ciò che i genitori possono ‛consegnare’ moralmente non è più visto come valore, bensì piuttosto come disvalore, ed è considerato ostacolo a quanto si è soliti chiamare ‛realizzazione’.

Giungiamo così a un punto cruciale: la crisi dell’idea di autorità è connessa con quella dell’idea di tradizione. Tale crisi non può essere anzitutto considerata come un fenomeno di carattere sociologico; all’idea di autorità sono, infatti, sottese tutte le categorie filosofiche. […]

Evidente è la connessione tra la crisi della famiglia e quella della scuola. Questa non si presenta più come l’istituzione in cui il maestro promuove una presa di coscienza di quella civiltà nella quale il nuovo venuto deve entrare e alla quale deve dare continuità. Nell’orizzonte tradizionale, quali che siano le sue molteplici forme di manifestazione, la presa di coscienza, cui il maestro deve condurre, consiste sia nel far emergere quelle verità-valori che sono eterne e dal riconoscimento delle quali – anche in senso trascendentale – ha tratto significato la civiltà, sia nel definire l’idea del Verbo, come Maestro interiore e saggezza increata, partecipando alla quale si rende possibile la comunione degli spiriti in una stessa verità. Oggi, invece, ci troviamo di fronte a una sorta di autogoverno di giovani che si emancipano dal peso del passato, e che si servono dell’insegnante come di un istruttore nelle tecniche di liberazione.
La riduzione della tradizione a ‛passato’, a quel che non è più, spiega la frequente critica di nozionismo (trasmissione di nozioni ‛morte’) rivolta all’insegnamento tradizionale. Anche questa polemica e la contestazione nella scuola ad essa legata non si spiegano che in rapporto all’eclissi dell’idea di autorità.

Qui per continuare a leggere: piuttosto denso, ma da farsi, a parer mio, per i colleghi.

Ogni scelta è fra una vita e una morte


Gorgo di Saturno
Gorgo di Saturno

Ogni scelta è fra una vita e una morte,
quando i raggi si attivano e la macchina
indaga in cerca di macchie le ossa.
Quando si guarda andare via l’amata
senza fermarla più.
Sempre la scelta è fra venire a riva
e perdersi nel gorgo,
rinunciare, non essere mai nati:
cercare fondamento,
non replicazione,
mai più.

Daniele Piccini
INIZIO FINE
Crocetti | Milano 2013
p. 27


Auguri di Resurrezione,
unica cosa che valga
alla cornice della vita.

mm

La campagna di Russia di Napoleone nel 1812


La campagna napoleonica di Russia del 1812:
una tragedia immane,
una fondamentale lezione di Storia, per chi voglia ascoltare… e vedere.

Cordialmente,

mm

P.S.: per gustare il video in Alta Definizione,
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