Qualche giorno fa ho avuto un’interessante discussione
intorno al tema della “scuola digitale”,
o per meglio dire circa l’ingresso dei tablet nelle aule scolastiche.
Il caso concreto è quello di una madre che ha iscritto il figlio
in una di quelle “classi sperimentali” che in Italia stanno appunto testando il passaggio
dalla carta al digitale, introducendo iPad e similari nelle aule
per digitalizzare l’insegnamento e l’apprendimento.
Con mio stupore, la tematica (e problematica) principale della discussione era condensabile in uno sfogo di questo tenore:
«Ma insomma, pensavo che avremmo risparmiato dei soldi,
visto che la carta non c’è più… E invece…».
Nell’ipotesi in cui qualche altro genitore sia abbagliato da una simile prospettiva,
ecco le mie considerazioni in merito. 


Trasmettere il sapere: nella vulgata corrente è questa
la missione primaria del docente.
È possibile che molti di noi usino questa espressione in un senso buono,
caricandola dei significati vivificanti di cui parleremo tra breve.
Sono ormai convinto, tuttavia, che si tratti di una definizione
o almeno di una descrizione – fallace, anzi gravemente distorcente.

Vedi, il verbo “mettere” deriva dal latino mittere, che significa «mandare»
e «porre, mettere, collocare».