Voci di un millennio. Glossario minimo di Storia medievale


Ho appena pubblicato un nuovo, piccolo ebook, dedicato al lessico del Medioevo:

Voci di un millennio
Glossario minimo di Storia medievale

Medioevo | Glossario | Cover 4

È uno strumento di base, essenzialmente didattico, e si compone di 231 voci
– per chi ama la precisione – organizzate
in 17 aree: dai poteri nazionali
e sovranazionali alle forme di governo,
dal cristianesimo e dal monachesimo
all’ebraismo e all’islam, dalla cultura al diritto,
dalla società al feudalesimo,
la civiltà comunale, le crociate e altro ancora.
Ogni voce è definita in maniera sintetica
e corredata di etimologia.
Per molte voci sono proposti anche approfondimenti concettuali e storici,
per dilatare lo sguardo dalle singole parole
alla civiltà che le ha generate.

Insomma, un piccolo punto di ri-partenza.

Per chi fosse interessato, è disponibile su iTunes (iPad e dintorni) e Amazon (Kindle e soci).
La versione cartacea, al momento, non è prevista.

Buona lettura, cordialmente.

mm

P.S.: il titolo – che trovo bello, quasi un piccolo lampo – è frutto di un prezioso
scambio di idee con l’amico Fabio Pusterla: grazie, Fabio.

Da mihi… | Al principio della Storia (medievale)


Lunedì 15 settembre 2014 inizio un nuovo percorso annuale,
come docente di Storia medievale
presso il Bachelor dell’Istituto di Studi Italiani – diretto dal prof. Carlo Ossola
nella Facoltà di Comunicazione dell’Università della Svizzera Italiana, a Lugano.

Sono profondamente grato a chi sa per questa inattesa – non dirò insperata – possibilità.

Chiedo il dono della sapienza – della mente e del cuore – per compiere il mio dovere:
introdurre anime e corpi nel seno della storia e della civiltà d’Europa.

Lo chiedo con le parole di un genio di nome Tommaso,
che venne a noi dalla terra d’Aquino.

Da mihi intelligendi acumen,
retinendi capacitatem,
addiscendi modum et facilitatem,
interpretandi subtilitatem,
loquendi gratiam copiosam
.

«Dammi acume per comprendere,
capacità di trattenere,
modo e facilità di imparare,
sottigliezza di interpretazione
e grazia copiosa di comunicazione».

Agli amici, infine, chiedo ciò di cui necessito: loro lo sanno.

Grazie

mm

In vista del nuovo anno scolastico e universitario


Ogni anno si riprende: c’è un’alba, diversa dalle altre, in cui ci si imbastisce
e si guarda il campo davanti agli occhi.
L’aratura è una cosa faticosa.
Lo sapevano già gli antichi.
La cosa bella è che poi spunta qualcosa.
Di solito.

Così mi sono tuffato in una lettura densa e poderosa, per prendere la lena.
Te ne offro qualche estratto, e qui puoi trovare il tutto.

Buon anno.

mm

 

Augusto Del Noce
Autorità
in Enciclopedia del Novecento (Treccani, Roma, 1975)

1. Eclissi dell’idea di autorità e crisi del mondo contemporaneo

L’eclissi dell’idea di autorità è tra i tratti essenziali del mondo contemporaneo:
ne è anzi, certamente, il tratto più immediatamente percepibile. Si possono quindi considerare significativi al riguardo non tanto gli studi dedicati all’argomento, per la maggior parte, del resto, inadeguati, quanto piuttosto gli aspetti dello stesso mondo contemporaneo, assunto a oggetto di riflessione. E ciò nella misura in cui si è disposti a leggerli con la mente libera dal presupposto dogmatico della superiorità o dell’irreversibilità del presente, o della sua considerazione come punto di partenza di un processo di liberazione che avverrà nel futuro.

È inutile soffermarci sulle varie metafore con cui l’eclissi dell’idea di autorità può essere espressa, e che si compendiano poi in una sola: ‛Scomparsa dell’idea del Padre‘; o sulla descrizione dei modi in cui si manifesta (crisi della famiglia, della scuola, della Chiesa). Per intendere la profondità del rovesciamento e misurarne l’ampiezza, basterà riflettere sull’opposizione tra l’etimo del termine ‛autorità’ e il significato che tale termine ha oggi generalmente assunto. Auctoritas deriva infatti da augere, ‛far crescere’. Per comune origine etimologica è connesso con i termini Augustus (colui che accresce), auxilium (aiuto che viene dato da una potenza superiore), augurium (termine anch’esso di origine religiosa: voto per una cooperazione divina all’accrescimento). Se si prendono in considerazione altre lingue, si constata una struttura ideale comune. Così il tedesco auch (anche) è l’imperativo del gotico aukan (accrescere). Nell’etimologia di autorità è dunque inclusa l’idea che nell’uomo si realizza l’humanitas quando un principio di natura non empirica lo libera dallo stato di soggezione e lo porta al fine che è suo, di essere razionale e morale; la libertà dell’uomo, come potere di ‛attenzione’ e non di ‛creazione’, consiste infatti nella capacità di subordinarsi a questo superiore principio di liberazione. Oggi, invece, la sensibilità corrente associa per lo più l’idea di autorità a quella di ‛repressione’, la fa coincidere, al contrario di ciò che l’etimo esprime, con ciò che arresta la ‛crescita’, che vi si oppone. Importa quindi osservare come l’eclissi attuale dell’idea di autorità coincida con il maggiore tra i rovesciamenti che siano stati operati nella storia. […]

È possibile cogliere nella luce più chiara la sostanza tradizionale dell’autorità, volgendo l’attenzione in modo particolare alla famiglia, per la compresenza in essa di generazione fisica e morale: padre e madre sono veramente autori in senso fisico, attraverso la generazione fisica, e ‛auttori’ – nel significato che Vico dà a questo termine – attraverso l’educazione, intesa come processo di elevazione dalle esperienze immediate dello spirito all’apprendimento dell’ordine dei valori.
Dalla riflessione sul paradigma della famiglia tradizionale deduciamo, dunque, che si ha autorità in quanto si è ‛auttori’; ma i genitori, chiaramente, non possono essere tali che in quanto ‛consegnano’ e in quanto aiutano. Ora, nel mondo contemporaneo, l’unità di generazione e di educazione è andata infranta. Ciò che i genitori possono ‛consegnare’ moralmente non è più visto come valore, bensì piuttosto come disvalore, ed è considerato ostacolo a quanto si è soliti chiamare ‛realizzazione’.

Giungiamo così a un punto cruciale: la crisi dell’idea di autorità è connessa con quella dell’idea di tradizione. Tale crisi non può essere anzitutto considerata come un fenomeno di carattere sociologico; all’idea di autorità sono, infatti, sottese tutte le categorie filosofiche. […]

Evidente è la connessione tra la crisi della famiglia e quella della scuola. Questa non si presenta più come l’istituzione in cui il maestro promuove una presa di coscienza di quella civiltà nella quale il nuovo venuto deve entrare e alla quale deve dare continuità. Nell’orizzonte tradizionale, quali che siano le sue molteplici forme di manifestazione, la presa di coscienza, cui il maestro deve condurre, consiste sia nel far emergere quelle verità-valori che sono eterne e dal riconoscimento delle quali – anche in senso trascendentale – ha tratto significato la civiltà, sia nel definire l’idea del Verbo, come Maestro interiore e saggezza increata, partecipando alla quale si rende possibile la comunione degli spiriti in una stessa verità. Oggi, invece, ci troviamo di fronte a una sorta di autogoverno di giovani che si emancipano dal peso del passato, e che si servono dell’insegnante come di un istruttore nelle tecniche di liberazione.
La riduzione della tradizione a ‛passato’, a quel che non è più, spiega la frequente critica di nozionismo (trasmissione di nozioni ‛morte’) rivolta all’insegnamento tradizionale. Anche questa polemica e la contestazione nella scuola ad essa legata non si spiegano che in rapporto all’eclissi dell’idea di autorità.

Qui per continuare a leggere: piuttosto denso, ma da farsi, a parer mio, per i colleghi.

Aula 1.0: una voce dalla prima linea | Seconda parte: gli ambienti


Ed ecco la seconda parte del mio contributo per iS,
il periodico di Pearson per l’innovazione didattica – e non solo.

Qui il link diretto, e qui sotto il testo completo: buona lettura,
mentre per le immagini e lo schema rinvio volentieri al sito iS di Pearson. Continua a leggere…

Aula 1.0: una voce dalla prima linea | Prima parte: gli strumenti


È da poco stata pubblicata la prima parte di un mio piccolo contributo per iS,
il periodico di Pearson per l’innovazione didattica – e non solo.

Racconta quasi due anni di esperienza tra tablet (iPad, per la precisione),
lim (lavagne interattive multimediali, di due tipi differenti) e altre cosucce del genere.

Qui il link diretto, e qui sotto il testo completo: buona lettura! Continua a leggere…

Ma l’ebook è il libro digitale?


Ma cos’è, dopotutto, un ebook?
La risposta immediata che ci viene proposta è: un libro elettronico.
Linguaggiando in tal guisa, scatta automatica l’equazione: l’ebook non è altro che un libro,
così come siamo abituati a pensarlo, solamente in formato digitale.

Una serie di icone mimetiche sostengono questa idea: la metafora della libreria,
nel senso degli scaffali “fisici” sui quali allineiamo i nostri ebook
(penso in particolare all’app iBooks per iPad), o la metafora dello sfogliare le pagine,
giocando in punta di dito sul bordo dello schermo, o quella del segnalibro
Chi ha pensato l’approccio e l’interfaccia visiva degli ebook, in effetti, vuole rendere familiare l’esperienza di lettura e, prima ancora, di “uso” di questo nuovo oggetto.
Ma coglie nel segno?

In realtà qui siamo davanti ad un’aporia del linguaggio, anzi, forse a una sorta di inganno. Vediamo perché.  Continua a leggere…

Scuola digitale? Non fatelo per risparmiare soldi


Qualche giorno fa ho avuto un’interessante discussione
intorno al tema della “scuola digitale”,
o per meglio dire circa l’ingresso dei tablet nelle aule scolastiche.
Il caso concreto è quello di una madre che ha iscritto il figlio
in una di quelle “classi sperimentali” che in Italia stanno appunto testando il passaggio
dalla carta al digitale, introducendo iPad e similari nelle aule
per digitalizzare l’insegnamento e l’apprendimento.
Con mio stupore, la tematica (e problematica) principale della discussione era condensabile in uno sfogo di questo tenore:
«Ma insomma, pensavo che avremmo risparmiato dei soldi,
visto che la carta non c’è più… E invece…».
Nell’ipotesi in cui qualche altro genitore sia abbagliato da una simile prospettiva,
ecco le mie considerazioni in merito.  Continua a leggere…