Omelia monodialogica


Secondo papa Ratzinger, «il miracolo della Chiesa è di sopravvivere ogni domenica a milioni di pessime omelie» (fonte qui).

Eppure chiediamoci: l’omelia è importante per la messa?

Secondo me sì, e per le ragioni che seguono (in allegato un mio piccolo contributo appena pubblicato sulla «Rivista Teologica di Lugano»).

Questo l’Abstract:

Nella prospettiva della scienza della comunicazione, l’omelia è una forma particolare di public speaking, vale a dire un monologo. Nelle parole di papa Francesco, invece, essa «non è tanto un momento di meditazione e di catechesi, ma è il dialogo di Dio col suo popolo». Emerge dunque una contraddizione: l’omelia è un dialogo o un monologo? Il contributo mira a rispondere a questa (apparente) contraddizione teoretica e pratica. Posto il fondamento comune dei concetti stessi di “comunicazione” e di “omelia”, l’autore analizza e discute il rapporto tra le diverse parti della Santa Messa e i media – tecnici e umani – protagonisti, lungo il filo delle polarità oralità-scrittura e presenza-assenza. Chiave di volta del ragionamento è la categoria della “testimonianza”, intesa non come “racconto di esperienza”, bensì come “manifestazione” dell’Alterità originaria di Dio, o per meglio dire della Sua presenza umana, visibile, tangibile. Chiudono il contributo una serie di suggerimenti pratici offerti al buon omileta, chiamato a praticare una forma di comunicazione del tutto particolare: il “monodialogo”.

Buona lettura, cordialmente.

mm

RTLu_2015-2_Meschini

2 pensieri su “Omelia monodialogica”

  1. Grazie di cuore , signor Meschini.

    Posso inoltrare “l’Omelia monodialogica” anche al nostro parroco, don Ernesto Ratti? Una cosa mi ha colpita particolarmente: l’importanza dello sguardo, del contatto visivo con il pubblico che ascolta. Da docente per bambini sordi cerco spontaneamente gli occhi dell’interlocutore. Quando chi ti sta di fronte non ti guarda il messaggio stenta a passare; è una comunicazione disturbata. Anche un prete che parla come se fosse alla radio difficilmente cattura l’attenzione dei presenti. Certo che anche per lui dev’essere scoraggiante vedere tanti sguardi “assenti” fra il pubblico. Vien da chiedersi: i fedeli sono distratti perché il prete non entra veramente in contatto con loro o il prete guarda lontano, sopra le loro teste per non vedere sguardi demotivanti e demotivati? Il dilemma dell’uovo e della gallina… Ancora grazie per il colloquio di settimana scorsa e … per il caffè!

    Buona giornata. Rina C.

    1. Gentile sig.ra Rina,
      grazie a lei, anche per la testimonianza sulla sua attività di docenza con persone così speciali.
      Certamente può condividere il contributo!
      Quanto all’ultima questione: la comunicazione è sempre una relazione, dunque una duplice responsabilità.
      Cordialmente,
      mm

Vorrei dire che…

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