Grillo suona lo spartito di Robespierre e la sinistra lo segue ipnotizzata


Stavo giusto meditando, in questi giorni, di come alcune situazioni in Europa,
e in Italia in particolare, tocchino alcuni fondamenti del mondo democratico:
la questione capitale della rappresentanza, il mondo sommerso delle idee,
i fantasmi di ideologie e utopie politiche che sembrano, un po’ ciclicamente,
tornare sulla scena…
Poi mi sono imbattuto in questo bell’articolo di Giorgio Israel su «Il Foglio»,
che tocca proprio queste tematiche: è interessante e ve lo propongo.

Grillo suona lo spartito di Robespierre e la sinistra lo segue ipnotizzata – [ Il Foglio.it ]

Cordialmente,

mm

2 pensieri riguardo “Grillo suona lo spartito di Robespierre e la sinistra lo segue ipnotizzata”

  1. Caro Marco,
    sono incappato in questa tua proposta di lettura. L’argomento è sicuramente interessante e c’è una cosa che mi piace condividere con te.
    Non sono uno storico, ma mi sembra di poter dire che, per lo meno in Europa, ci sia sempre stato un potere rappresentativo dalla nascita degli Stati Nazionali a oggi. Questo in fondo ha riguardato anche le grandi dittature, italiana e tedesca, entrambe elette dal popolo. E quella Russa? Direi piuttosto similare, anche se con dinamiche diverse, ma è stato pur sempre il popolo a crearla. Mi sembra di ricordare che Mussolini accennasse da qualche parte a una sua impossibilità, anche a volerlo, a scendere dal treno in corsa, per altro. E posso immaginare che, tornando indietro di millenni, l’istituzione monarchica sia nata sostanzialmente con la stessa modalità. Mi immagino la tribù che riconosce nel più forte il suo capo, il quale di fatto lo diventa. Tutto il resto è un’evoluzione di questo principio, una strutturazione che ha preso diverse forme di questa elezione originaria. Insomma, tutto ciò che sta dietro a questo discorso e che a me interessa molto è: la comunità o la società hanno bisogno di un capo. E la domanda è: quali sono le ragioni?
    La prima risposta immediata che mi viene riguarda la deresponsabilizzazione. Mi viene da pensare che il singolo faccia sempre una gran fatica ad assumersi le proprie responsabilità ed è infatti un gran sollievo poter sedersi su un’istituzione al semplice prezzo dell’obbedienza. Mi sembra di vedere questa cosa con diverse modalità in diverse situazioni, anche estreme: prendiamo ancora una volta i regimi totalitari: a propria difesa i sottoposti che militavano per il regime non adducevano che la loro colpa era solo di aver eseguito gli ordini? che altrimenti non avrebbero potuto fare? La responsabilità morale viene così cancellata. Oppure mi viene da riflettere anche sul cristianesimo: il Gesù dei Vangeli è quello che ha distrutto il tempio, che è stato ucciso dai sacerdoti, che non ha fatto altro che combattere quella che oggi si chiamerebbe casta, per rivolgersi a quelli che papa Francesco oggi instancabilmente addita; è quello che istituisce i due comandamenti del cristianesimo che rinnovano l’alleanza con Dio e che per la prima volta non negano niente ma propongono amore; è quello che contravviene alle leggi pur di rispettare l’unica vera legge, quella dell’amore. Il Gesù dei Vangeli è quello che distrugge l’istituzione, eppure i cristiani non hanno saputo seguirlo in questo fino in fondo e come brave formichine hanno cominciato a ricostruire un’istituzione da capo, con tutte le sue leggi, tutte le se regole, la sua gerarchia (nel nome de “gli ultimi saranno i primi”? oppure delle sgridate agli apostoli quando discutevano su chi tra loro fosse il primo?) eccetera eccetera. Scusami, mi rendo conto che fin qui può sembrare un discorso di banale anticlericalismo, ma in realtà non mi interessa criticare la Chiesa, quanto ragionare sul perché questo è avvenuto. Arrivo a pensare che non potrebbe essere altrimenti. Il principio per il quale l’uomo vuole un capo è stato valido anche tra i Cristiani e la questione della deresponsabilizzazione è tanto più presente tra i cristiani, quanto più è forte la presenza della gerarchia ecclesiastica. Mi sono sempre stupito di quanto mediamente i protestanti siano più istruiti sulla Bibbia, di quanto non lo siano i cattolici. D’altra parte non è un segreto che la Chiesa abbia ostacolato fino a poco tempo fa la lettura personale della Bibbia in tutti i modi. Ma al di là di questo, esperienza personale, a volte la posizione cattolica è di rifiuto di un normale percorso cognitivo in cui si acquisiscono dati e si cerca di implementarli con la logica nel proprio sapere; perché? perché questo può incrinare la totale fiducia nel capo. Questa è la sensazione che ho avuto quando ho provato a confrontarmi con alcune persone (certo non ignoranti!) su cose che non mi tornavano circa la Chiesa.
    Scusa, mi sono dilungato. Come sempre si torna sul discorso dell’educazione, perché più una persona non solo è istruita, ma anche educata ai valori di libertà, conoscenza e amore e meno ha bisogno di capi e di deresponsabilizzarsi; e credo che questo sia un bellissimo ideale per cui lottare. Secondo me la questione di democrazia rappresentativa e democrazia diretta deve essere vista considerando questo ingrediente squisitamente umano. Senza dimenticare che il sogno è che il singolo sia compiutamente responsabile, altrimenti la nostra posizione sarebbe quella del padrone che non vuole che il proprio servo impari a leggere e a scrivere, bisogna anche aver paura di un eccesso di questa dinamica di deresponsabilizzazione, che è il vero cibo di cui si sfamano le dittature. A dirla in parole povere, io non capisco questa difesa della democrazia rappresentativa. Per carità, meglio della dittatura, ma mi sembra che avere degli ideali un po’ migliori di questo compromesso al ribasso in cui ci si trova, sia auspicabile, no?
    Un caro saluto,
    Davide

  2. Caro Davide,
    il tuo commento è molto denso e ricco di spunti: ti ringrazio, anche se faticherò non poco a rispondere puntualmente. Anzi, preferisco concentrarmi solo su alcuni punti, per non disperdere il focus dell’attenzione.

    Capo e deresponsabilizzazione. Che per molti esseri umani questa sia una dinamica auspicabile, e per certi aspetti necessaria, penso anch’io che sia vero. Però le motivazioni di fondo che spingono verso l’elezione (rappresentativa o meno che sia) penso siano anche – e forse soprattutto – altre: per esempio la specializzazione. Con il crescere della complessità (della società, e non solo) la specializzazione diventa non solo funzionale, ma vitale. Dunque il processo di “selezione” – non per forza efficace! – diventa fisiologico per la sopravvivenza: se tutti fossero capi e non-capi contemporaneamente, non si potrebbe avere una buona strutturazione e un buon lavoro dell’insieme.

    Processo e fine. Dunque il “processo” – la (s)elezione della “classe dirigente” – non è tanto rilevante in sé, quanto in rapporto ai fini cui si indirizza: servizio di uno solo, di una cerchia ristretta o di una cerchia ancora più larga (idealmente “tutti”)? E poiché, nell’agire umano, la morale ha sempre la sua importanza, si dovranno leggere quei fini – attraverso quei processi – anche alla luce della morale vigente, con rispetto di quella naturale (lasciamo da parte la questione religiosa).

    Cristo e l’istituzione. Hai scritto: «Il Gesù dei Vangeli è quello che distrugge l’istituzione», e mi pare affermazione riformulabile. L’azione e il messaggio di Cristo sono intesi a redimere, non distruggere: l’uomo, in primis, ma anche le creazioni dell’uomo, tra cui le istituzioni. Cristo non distrugge la legge (mosaica: «Neppure uno iota…»), ma ne propone una interpretazione più alta e – come giustamente scrivi – alla luce dei nuovi comandamenti che sono connaturati alla sua persona. Quando comunica ciò che sa – la distruzione del tempio – ne soffre, non ne gioisce. Che poi i suoi – di allora e di oggi – tendano a confondere i piani (per esempio interpretandolo come Messia regale e vittorioso contro i romani) è qualcosa di connaturato all’uomo: leggiamo sempre il reale a partire dai nostri pregiudizi.

    Chiesa (cattolica) e lettura della Bibbia. Le mie conoscenze medievistiche mi dicono altro: per esempio, nel suo registro pontificio Innocenzo III (1198-1216) loda la volontà dei fedeli di “leggere” la Bibbia, pur criticandone duramente la pretesa di interpretarla senza la dovuta preparazione: qualcosa su cui sono totalmente e laicamente d’accordo, avendo conosciuto troppe persone che reputano di poter “leggere” le fonti storiche senza una previa comprensione del contesto, degli autori, dei significati storici, etc. Inoltre, cito al volo Guy Lobrichon: «Leggere e possedere la Bibbia non è vietato ai laici, bisogna liberarsi dall’oscura leggenda dell’inquisizione che si accanisce a distruggere ogni tipo di associazione biblica laica; al contrario, dopo il XII secolo, gli ecclesiastici lamentano che non ci si dedica più alla lettura laica della Bibbia» (Bibbia, in Dizionario dell’Occidente medievale, Einaudi, Torino 2003-2004, I, p. 95), incontrato mentre preparavo “Le pietre e la luce” per Radio2.

    Democrazia e ideali. A mio modo di vedere, le forme politiche sono quasi indifferenti, purché siano esclusi gli eccessi (per esempio, i fascismi, le tirannie, i giacobinismi, i comunismi “reali”, etc.). Certo, avendo beneficiato di un contesto democratico, non lo abbandonerei alla leggera. Quanto agli ideali – personali e sociali – di cui scrivi in chiusura: ho pagato volontariamente e di persona – in piccolo, non sono certo un martire… – i costi dell’invidia e delle chiusure oligarchiche – professionali, confessionali e di altro tipo ancora – e dunque mi trovi del tutto d’accordo.

    Ti ringrazio e ti saluto cordialmente
    mm

Vorrei dire che…

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