Attivo e passivo di un sovrano pontefice


Benedetto XVI lascia il pontificato. «L’esercizio attivo del ministero».
Lo ha lasciato, oggi.
È una decisione che genera un fatto: libero, sovrano, stupefacente.

Non si rinuncia al potere.
Non si rinuncia alla responsabilità.
Non si fugge dalla fatica.
Sguardo del mondo e sguardo del fedele si incrociano qui.
Tutti siamo smarriti, persino sgomenti

La mente superiore lascia?
Il padre dismette le sue funzioni?
La carica drammatica del gesto cresce in quello spazio negato da molti – il cuore –,
tempesta dentro, oltre la ragione, si fa nodo e domanda. E parla.

«Le mie forze sono diminuite»: ma non dovrebbero aumentare,
nella quotidiana comunicazione di Dio, con Dio, in Dio?
La Chiesa vacilla. Il pastore fugge. La porta resta socchiusa.

Eppure la Chiesa vacilla da sempre – parola di storico.
I nostri occhi hanno visto questo e altro. È solo la nostra memoria a non esserne edotta.

E allora cosa sta succedendo? Non sappiamo.
Intuiamo però che accade oggi, davanti ai nostri occhi
ben prima che dentro gli spazi aurali, l’ultima lezione del professor Joseph Ratzinger.

Il sovrano pontefice che ha affermato il ruolo primario della verità:
la vera fede è agli antipodi della violenza – tu islam, e fedi altre;
il vero pensiero si apre al, anzi si nutre del mistero ultimo – tu mondo;
il creato e l’eterno si sono veramente incontrati in Cristo – voi fratelli e figli;
e l’uomo vive davvero solo nella luce della verità – noi tutti.
Il successore di Pietro che asserisce il vero
con un tratto intensissimo e sconvolgente di umiltà, che toglie il fiato.
Un testimone di due secoli da spavento proferisce la sua ultima lezione:
Martaesercizio attivo – sei nobile e grande,
e più nobile e grande è Mariaesercizio passivo, nascosto,
ammantato di debolezza.

Si ricomincia così dalla casa di Lazzaro: colui che è morto, e torna vivo,
mentre i passi del mistero si annunciano alla porta.
Qualcosa che va forse oltre il mondo, pur restando nel mondo.

4 pensieri su “Attivo e passivo di un sovrano pontefice”

  1. Caro professore rinnovo la mia stima per il suo lavoro ma questa volta mi trova non vicino al suo punto di vista esposto come sempre in maniera eccellente. Avevo 23 anni quando mio padre malato mi disse walter da oghi ti occuperai tu delle varie problematiche della famiglia, ecco mio padre sarebbe morto ds li a 2 anni ma benche si fosse sforzato di mantenere la sua visione si rese conto di non esdere piu in grado. IL PAPA HA FATTO LA stessa cosa e se l avessero fatto anche qualche altro predecessore forse oggi la gedtione dello stato Vaticano sarebbe piu trasparente con stima un saluto Walter

    1. Gentile Walter,
      quando un genitore è chiamato a un passo simile, le nostre vite mutano: si fanno più dense, attingono a una sfera superiore che solo il dolore redento sa schiudere.
      A noi compete il cammino su quelle piste inesplorate.

      Il mio piccolo pensiero sulla vicenda ultima di Benedetto XVI riflette due cose: una reazione subitanea, istintiva persino, al vibrato del colpo (la prima parte); e a seguire una più serena visione, e accettazione, di questo ennesimo dono. In fondo, dolore e stupore, e persino ammirazione e riconoscenza si fondono in taluni momenti dell’umana vicenda.

      Voci amiche mi hanno confidato di una cecità ormai piena ad un occhio, e di una deambulazione per lunghi tratti non autonoma. Anche il semplice colpo d’occhio che offrono i media telematici sottolinea una fatica reale, profonda, d’una fragilità intenerente.

      Di sicuro, la statura umana (corpo, intelletto, volontà) dei romani pontefici di questi ultimi decenni rimarrà a lungo come pietra di paragone: diversissimi, simillimi.

      Cordialmente

      mm

  2. Gentile professore,
    in un primo momento la mia reazione alla rinuncia al pontificato da parte di Benedetto XVI è stata la stessa che Lei descrive: smarrimento, persino sgomento. Insomma un duro colpo, forse anche accentuato dalla naturale tendenza umana a fare paragoni: la rinuncia di Benedetto XVI paragonata al pontificato negli ultimi anni terribilmente sofferente di Giovanni Paolo II (che ha proseguito fino al “martirio”, mi si passi questo termine), oppure la rinuncia stessa vista come un “divorzio da Cristo”, o ancora una discesa dalla Croce… tante idee che passavano per la mia testa.
    Poi con i giorni ho analizzato il tutto a mente fredda e ho accettato con serenità la rinuncia del papa.
    Il pontificato di Benedetto XVI è stato per me importantissimo, da agnostico totalmente disinteressato alla fede sono diventato un cristiano cattolico praticante, attraverso un percorso che continua ancora oggi cercando di seguire ciò che Nostro Signore ci chiede: rinnegare se stessi, prendere la propria croce e seguirLo. Se tutto ciò è avvenuto è anche grazie alle parole, ai testi e ai gesti di questo immenso papa, ormai emerito, in definitiva grazie all’affermazione del primato della verità, come ha scritto nel suo commento.
    La Chiesa vacilla, forse, e forse è vero ha sempre vacillato, ma per quel che mi riguarda penso che la scelta di Benedetto XVI porterà ancora più speranza e desiderio di incontrare Cristo: il prossimo papa avrà questa grande responsabilità.

    Da appassionato di storia (particolarmente quella medievale) la ringrazio per il Suo lavoro. Con stima Francesco

    1. Gentile Francesco,
      l’azione (l’attivo, prima polarità che ho usato nel titolo) di papa Benedetto XVI è stata – ed è – performativa, oltre che formativa e informativa, come le sue parole testimoniano.

      E lieto è chi scopre la luce – e lieto è chi è carezzato dalla luce.

      Il “passivo” (seconda polarità) di cui parlo è in realtà un dispiegamento di potenza, come ha ben detto Elizabeth Scalia, oblata benedettina, in una intervista con Mattia Ferraresi («Il Foglio»), parlando del «valore mistico» della decisione del papa: «La chiesa ha giocato attenendosi rispettosamente alle regole del mondo, nella speranza che a forza di dire in modo gentile e tollerante che sì, siamo tutti speciali ma siamo anche chiamati a una sfida che richiede disciplina, il mondo avrebbe improvvisamente capito e accettato. Non è successo e non succederà, Gesù ha detto che non potrà succedere, e Benedetto XVI ha perfettamente chiaro questo punto. Ora il mondo crede di aver vinto la battaglia ed è pronto a piantare la sua bandiera sulla chiesa. Invece no: Ratzinger posa le armi convenzionali del papato e prende le armi atomiche della preghiera. Compie un gesto che allo stesso tempo è astuto, sovversivo e soprannaturale. Il tempo è di Dio, non nostro, e potremmo non vedere per decenni gli effetti dell’enorme potenza che il gesto di Benedetto XVI è in grado di sprigionare» (per il testo completo si veda qui: http://www.ilfoglio.it/soloqui/17163).

      Ecco detto in parole altre ciò che ho pensato e detto con parole poche.

      Cordialmente

      mm

Vorrei dire che…

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