Dio è morto


«Dio è morto

Così Nietzsche ne La Gaia Scienza (Sezione 125).
E continua: «Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di più sacro e di più possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatori, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dei, per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un’azione più grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtù di questa azione, ad una storia più alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!».

Ho sempre interpretato questo pensiero penetrante – così me l’hanno spiegato – come la profezia della “fine” della metafisica. E penso sia una interpretazione corretta.

Tuttavia, poiché Nietzsche insiste nello specificare che si tratta del Dio cristiano oggi la frase mi colpisce in maniera differente, sulla scorta di un’altra lettura che ho ripreso dopo anni: Charles Moeller, Saggezza greca e paradosso cristiano.

Il punto è questo: gli dei pagani non morivano. Era proprio la loro immortalità a distinguerli dagli uomini. Per il resto – affetti, intenzioni, aspetto… – erano molto simili ai mortali (mortali, appunto). Da Gilgamesh ad Achille, sino a Callimaco e Milziade – dunque sia nel mito sia nella storia – gli uomini provavano a vincere la loro condizione mortale, sostanzialmente fallendo.

Ebbene, cosa fa il Dio cristiano? Precisamente muore. Ecco lo scandalo, la follia.
Cristo – cioè Dio – muore. E per giunta per mano degli uomini: è un sovvertimento radicale della concezione fondamentale degli antichi. Non si tratta solo di un escamotage o d’uno strumento – anche se senz’altro il sacrificio di Cristo ha un valore rituale, strumentale, per dir così, in vista della salvezza delle anime. Questo è vero, ma è più vero il fatto che Dio accetta la morte subita. Dio muore.

Dunque, il punto di volta della grande provocazione di Nietzsche è quell’altra frase che segue subito dopo: «Dio resta morto!».
In effetti, se Dio non risorge, non è Dio – e pertanto non lo era nemmeno prima, dunque Dio non è mai esistito.
E proprio qui si regge – o cade – l’intero sistema cristiano: non sulla fede in Dio, come voleva Nietzsche e come si crede talora, ma sulla fede in un Dio morto e risorto.

Il grido «Dio è morto!» non è affatto bugiardo o straniante: è la verità.
Il problema vero si insinua subito dopo, come un dettaglio.

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