Post-Storia: umanisti alle prese con il mondo digitale


L’amico Luigi Gaudio, docente di Lettere e Storia presso il Liceo Statale G.B. Vico di Corsico, mi ha invitato per una conferenza sul rapporto tra le nostre discipline e il mondo digitale: trovate qui la registrazione video.

Con un cordiale saluto,

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Islam e violenza: il papa è stanco


Evidentemente, Sua Santità era stanco.

Di ritorno dalla GMG in Polonia, a domanda circa il martirio di padre Jacques Hamel, ha risposto che in ogni religione ci sono dei fondamentalisti. E quindi ci sono persone che uccidono.

– Ma guarda, mi sono detto, e io che avevo sempre pensato che il fondamentalista cristiano fosse un tipo umano alla san Francesco… Francesco, che bel nome –

Per esempio, continua Sua Santità, basta sfogliare i giornali per trovare notizie quotidiane di cristiani che uccidono fidanzate e suocere: «Sono violenti cattolici… Se io parlassi di violenza islamica, dovrei parlare anche di violenza cattolica».

Era molto stanco, Sua Santità: continuando il ragionamento, si dovrebbe cercare un testo nel Vangelo, o almeno un atto storico di Cristo, che inciti all’uccisione di donne (non entriamo troppo nei dettagli sui rapporti parentali) in Suo nome.

E pensare che, a me, quella pagina non me l’hanno mai letta.

E pensare che pensavo di averli letti, i Vangeli.

Ma quante cose ci sono da imparare, al mondo.

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Qui sotto, il brano in questione dell’intervista volante:

(Antoine-Marie Izoard)

Santo Padre, innanzitutto faccio gli auguri a Lei, a padre Lombardi e anche a padre Spadaro per la festa di Sant’Ignazio.

La domanda è un po’ più difficile. I cattolici sono sotto shock – e non solo in Francia – dopo il barbaro assassinio di padre Jacques Hamel nella sua chiesa, mentre celebrava la Santa Messa. Quattro giorno fa, qui, Lei ci ha detto di nuovo che tutte le religioni vogliono la pace. Però questo santo prete di 86 anni è stato chiaramente ucciso nel nome dell’islam. Quindi, Santo Padre, ho due brevi domande. Perché Lei, quando parla di questi atti violenti, parla sempre di terroristi ma mai di islam? Mai utilizza la parola “islam”. E poi, oltre alle preghiere e al dialogo, che ovviamente sono essenzialissimi, quale iniziativa concreta Lei può avviare o magari suggerire per contrastare la violenza islamica? Grazie Santità.

(Papa Francesco)

A me non piace parlare di violenza islamica, perché tutti i giorni quando sfoglio i giornali vedo violenze, qui in Italia: quello che uccide la fidanzata, un altro che uccide la suocera… E questi sono violenti cattolici battezzati! Sono violenti cattolici… Se io parlassi di violenza islamica, dovrei parlare anche di violenza cattolica. Non tutti gli islamici sono violenti; non tutti i cattolici sono violenti. E’ come una macedonia, c’è di tutto, ci sono violenti di queste religioni. Una cosa è vera: credo che in quasi tutte le religioni ci sia sempre un piccolo gruppetto fondamentalista. Fondamentalista. Noi ne abbiamo. E quando il fondamentalismo arriva a uccidere – ma si può uccidere con la lingua, e questo lo dice l’apostolo Giacomo e non io, e anche col coltello – credo che non sia giusto identificare l’islam con la violenza. Questo non è giusto e non è vero! Ho avuto un lungo dialogo con il Grande Imam dell’Università di al-Azhar e so cosa pensano loro: cercano la pace, l’incontro. Il Nunzio di un Paese africano mi diceva che nella capitale c’è sempre una coda di gente – è sempre pieno! – alla Porta Santa per il Giubileo: alcuni si accostano ai confessionali, altri ai banchi pregano. Ma la maggioranza va avanti, avanti, a pregare all’altare della Madonna: questi sono musulmani che vogliono fare il Giubileo. Sono fratelli. Quando sono stato in Centrafrica sono andato da loro e l’imam è anche salito sulla papamobile. Si può convivere bene. Ma ci sono gruppetti fondamentalisti. E mi domando anche quanti giovani – quanti giovani! – che noi europei abbiamo lasciati vuoti di ideali, che non hanno lavoro, che vanno alla droga, all’alcool… vanno là e si arruolano in gruppi fondamentalisti. Sì, possiamo dire che il cosiddetto Isis è uno stato islamico che si presenta come violento, perché quando ci fa vedere le sue carte d’identità ci fa vedere come sulla costa libica sgozza gli egiziani, o cose del genere. Ma questo è un gruppetto fondamentalista, che si chiama Isis. Ma non si può dire – credo che non sia vero e non sia giusto – che l’islam sia terrorista.

Lavori in corso…


Buonasera a tutti:
nei prossimi giorni (idealmente, nel fine settimana) migreremo il sito su una nuova piattaforma: per alcuni giorni potremmo essere offline – ma ancora vivi… chi può dirlo?
Nel caso in cui l’indirizzo attuale (www.marcomeschini.me) non dovesse risultare attivo,
suggerisco di provare anche www.marcomeschini.it.

Il tutto, comunque, dovrebbe durare poche ore o giorni…
O almeno, così dicono gli esperti.

Speriamo funzioni… 🙂

A presto, cordialmente.

mm

 

La costruzione della memoria storica


Un mio recente intervento per il programma radiofonico “Millevoci” di Rete Uno (RSI),
con Nicola Colotti, dedicato alla memoria storica
in occasione della Giornata della memoria (27 gennaio 2016).

Buon ascolto, cordialmente,

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Medioevo. Storia del millennio creatore dell’Europa


Non ho ancora parlato, su questo blog, del mio ultimo manuale di Storia medievale: eccolo.

Basta cliccare qui: buon inizio di lettura…

Ah, quasi dimenticavo: è disponibile unicamente in digitale:
per iTunes (iPad, Mac e dintorni)
e per Amazon (Kindle, pc e dintorni).

Cordialmente,

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Omelia monodialogica


Secondo papa Ratzinger, «il miracolo della Chiesa è di sopravvivere ogni domenica a milioni di pessime omelie» (fonte qui).

Eppure chiediamoci: l’omelia è importante per la messa?

Secondo me sì, e per le ragioni che seguono (in allegato un mio piccolo contributo appena pubblicato sulla «Rivista Teologica di Lugano»).

Questo l’Abstract:

Nella prospettiva della scienza della comunicazione, l’omelia è una forma particolare di public speaking, vale a dire un monologo. Nelle parole di papa Francesco, invece, essa «non è tanto un momento di meditazione e di catechesi, ma è il dialogo di Dio col suo popolo». Emerge dunque una contraddizione: l’omelia è un dialogo o un monologo? Il contributo mira a rispondere a questa (apparente) contraddizione teoretica e pratica. Posto il fondamento comune dei concetti stessi di “comunicazione” e di “omelia”, l’autore analizza e discute il rapporto tra le diverse parti della Santa Messa e i media – tecnici e umani – protagonisti, lungo il filo delle polarità oralità-scrittura e presenza-assenza. Chiave di volta del ragionamento è la categoria della “testimonianza”, intesa non come “racconto di esperienza”, bensì come “manifestazione” dell’Alterità originaria di Dio, o per meglio dire della Sua presenza umana, visibile, tangibile. Chiudono il contributo una serie di suggerimenti pratici offerti al buon omileta, chiamato a praticare una forma di comunicazione del tutto particolare: il “monodialogo”.

Buona lettura, cordialmente.

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